Tra memoria, qualità e cultura birraria, due storici locali italiani riportano Kulmbacher Brauerei al centro della loro identità.
Ci sono legami che il tempo non indebolisce, ma che, anzi, spesso rafforza. Accade nel mondo della birra, dove esperienza, memoria gustativa, affidabilità e cultura del servizio costruiscono rapporti destinati a durare negli anni. Il 2026 di Kulmbacher Brauerei si apre proprio nel segno di questi ritorni importanti.
Dopo il successo registrato al Beer Attraction di Rimini – dove, per il terzo anno consecutivo, Kulmbacher Italia ha coinvolto i presenti nella sua cotta di birra nel microbirrificio mobile “Mönchshof BrauMeisterei” – aprile segna un momento dal forte valore simbolico: il ritorno alle birre di Kulmbach da parte di due storici protagonisti del panorama birrario italiano. Da una parte Irio Caprini e Laila Gorrieri, da quasi 30 anni titolari e anima del Bierstadel di Grosseto; dall’altra Ferruccio Santoni, titolare del Bierhaus di Trento ed ex socio fondatore del Kapuziner am See di Riva del Garda.

Un denominatore comune
Due storie diverse, unite da un denominatore comune: la passione per la cultura bavarese e la scelta di riportare nei propri locali le specialità di Kulmbacher Brauerei. Un ritorno che si può interpretare come una precisa dichiarazione di fiducia verso un marchio che da sempre rappresenta una delle firme più prestigiose del panorama birrario italiano, grazie alla ricchezza delle sue specialità, alle continue innovazioni produttive, alla qualità delle materie prime, alle competenze del team export e alla forza di partner distributivi strategici nel canale Horeca.
Da Riva del Garda al Bierhaus di Trento
Per Ferruccio Santoni, il rapporto con le birre di Kulmbach affonda le radici nel 2002, anno di apertura del Kapuziner Am See a Riva del Garda: «La scelta delle birre di Kulmbach fu quasi spontanea: se ne parlava molto bene e, dopo averle assaggiate una dopo l’altra, l’intesa scattò immediatamente», racconta Santoni. Un’intesa percepita fin dal primo giorno di apertura, in un Ferragosto ancora impresso nella memoria: i lavori non erano del tutto conclusi e già i primi clienti chiedevano una Mönchshof.
«Da allora il rapporto con il Gruppo Kulmbacher è proseguito per molti anni, accompagnando aperture e nuove sfide professionali, fino al 2019. Sono seguite altre esperienze, ma oggi il ritorno delle birre Mönchshof al Bierhaus di Trento, rappresenta un vero “ritorno alle origini”».
Se un tempo, però, la sua preferenza andava alla Mönchshof Keller, oggi è la Mönchshof Original a conquistarlo, in quanto, come dichiara Santoni, si tratta di «una Pils estremamente equilibrata, che lascia spazio a una seconda».
Anche la proposta gastronomica da affiancare alle birre di Kulmbach è cambiata molto in questi ultimi anni: «Quando abbiamo aperto, nel 2002, la cucina era esclusivamente bavarese; oggi invece il Bierhaus propone un menu più ampio, pensato per rispondere alle esigenze di una clientela eterogenea. Accanto ai grandi classici della tradizione tedesca, come lo stinco e le salsicce di Norimberga, trovano spazio anche squisiti piatti della cucina trentina e nuove proposte vegetariane».



Fil rouge
Tuttavia, il filo conduttore resta immutato: mettere la birra al centro dell’esperienza.
«La decisione di tornare a collaborare con il Gruppo Kulmbacher nel 2026 nasce innanzitutto dall’altissima qualità delle loro birre – spiega Santoni – ma anche dalla possibilità di lavorare con un partner affidabile come Consolati Bevande, che ci garantisce un servizio costante e puntuale. Un ritorno accolto con grande entusiasmo anche dalla clientela, che ha confermato la bontà di un progetto che mette davvero la birra al centro, valorizzandone cultura, qualità e servizio». Un aspetto confermato da Luca Consolati, titolare dell’omonima azienda di Rovereto: «La fiducia reciproca non è mai venuta meno. La serietà che ci contraddistingue, unita a quella del nostro amico Ferruccio, rappresenta il vero valore aggiunto di questa nuova esperienza nel cuore di Trento».
Oggi il Bierhaus può contare su uno staff di circa dodici persone, «giovani cresciuti professionalmente nel locale, che lavorano fianco a fianco con i miei figli Adam e Nicolò e con mia moglie Irina, che è la vera “Regina delle spine” e fa davvero la differenza nel servizio della birra». A completare il team c’è un cuoco di alto livello, capace di garantire una proposta gastronomica di grande qualità.
La clientela del Bierhaus è, infatti, estremamente eterogenea e spazia dalle famiglie ai giovani, fino a comitive provenienti dalle regioni vicine. «La nostra è una clientela trasversale, ma sempre attenta e consapevole, capace di riconoscere e apprezzare la cura nella spillatura, il rispetto della tradizione nel servizio e la scelta del bicchiere più adatto per ogni birra. Insomma, un pubblico che sa riconoscere la qualità».

Bierstadel, passione birraria in Maremma
La storia di Irio Caprini e Laila Gorrieri, invece, inizia nel 1998, quando la cultura della birra bavarese sembrava una sfida quasi impossibile nel cuore della Maremma. L’idea nasce dalla collaborazione con Angelo, socio storico del progetto, e con Fabrizio Bertoli, allora importatore delle birre Kulmbacher a Grosseto. L’obiettivo? Portare la cultura birraria in una terra tradizionalmente legata al vino e alla grande cucina.
La scelta ricade su un fienile da ristrutturare alle porte di Grosseto: nove mesi di lavori, allestimenti e decorazioni ispirate al concetto Kapuziner Bierlokal portarono alla nascita del “Kulmbacher Platz”, divenuto poi “Bierstadel” nel 2017. «Per quasi vent’anni, dall’apertura nel 1998 fino al 2017, le birre di Kulmbach sono state protagoniste assolute del locale, spillate rigorosamente con tecnica a caduta e con il giusto cappello di schiuma».
Tra le preferite di allora, Irio e Laila dichiarano: «Senza dubbio Kulmbacher Edelherb Pils e Mönchshof Schwarz, in quanto il loro carattere amaricante le rendeva uniche». Alla domanda se oggi sono ancora le stesse, i titolari, però, rispondono: «Il primo amore non si scorda mai, anche se oggi Mönchshof Hell, con la sua bevibilità, è quella che più incuriosisce noi e la nostra clientela, anche per la sua versatilità negli abbinamenti gastronomici».
Tradizione ed estro creativo
I cambiamenti hanno interessato anche la proposta culinaria, originariamente puntata su pietanze tipiche bavaresi/tirolesi, nonché su panini e stuzzicheria di allora. «La cucina ha saputo evolversi senza perdere identità. La maggior parte del lavoro è concentrato nell’orario di cena e, accanto alla tradizione bavarese e tirolese, abbiamo introdotto nuove proposte: piatti tipici maremmani, tortelli fatti in casa, pizza artigianale e nuove creazioni nate dall’estro del nostro cuoco e dei fuori menu settimanali, molto apprezzati dai nostri clienti.
Una scelta di qualità
«La scelta di tornare alle birre di Kulmbach – spiegano Irio e Laila – nasce da un po’ di nostalgia e dalla ricerca di un nuovo stimolo di lavoro». Dietro questa scelta c’è, però, anche il ruolo fondamentale del team Kulmbacher Italia: «Con Pietro Salini di Kulmbacher Italia il rapporto di amicizia non si è mai interrotto e, nel frattempo, abbiamo conosciuto Prinz Beverage & Food, partner di Kulmbacher che ci ha spinti a tornare alle origini». Un bellissimo lavoro di squadra confermato anche da Alan Ughi di Prinz Beverage & Food.
«Dopo ventotto anni di attività, con una squadra che si è costruita nel tempo tra cucina e sala, oggi la nostra clientela ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, ma con una buona affluenza di giovani appassionati della buona birra e della convivialità».
Identità forte
Le esperienze del Bierhaus di Trento e del Bierstadel di Grosseto raccontano come, nel tempo, la qualità autentica continui a rappresentare il fattore decisivo nelle scelte degli operatori più esperti e dimostrano il valore della coerenza, della cultura brassicola, della cura del servizio e delle relazioni professionali costruite nel lungo periodo. Queste storie confermano, inoltre, il ruolo di rilievo di Kulmbacher Brauerei nel panorama birrario italiano, grazie alla capacità di coniugare tradizione, innovazione e qualità, mettendo sempre la birra e la sua cultura al centro.











