Eccoci anche quest’anno allo storico appuntamento con l’Oktoberfest, la più grande festa popolare della birra al mondo. Un evento irrinunciabile per gli operatori del settore
L’edizione 2026, in programma a Monaco di Baviera dal 19 settembre al 4 ottobre, attende, secondo le aspettative e nonostante le problematiche internazionali, circa 6-7 milioni di visitatori, a cui verranno servite rigorosamente le birre dei solo sei storici birrifici monacensi (Spaten-Franziskaner-Bräu, Paulaner Brauerei, Hacker-Pschorr, Löwenbräu, Augustiner-Bräu e Hofbräu München) e quasi esclusivamente Festbier, cioè una bassa fermentazione ambrata chiara, equilibrata e scorrevole, con gradazioni che si attestano generalmente tra il 5,8% e il 6,3%.
Come ogni anno, previste spettacolari parate, tanta musica e cerimonie tradizionali, a partire dall’inaugurazione scenografica con il rito della stappatura della botte, ma non manca anche qualche novità, purtroppo non molto piacevole. Infatti, è atteso un rincaro del prezzo del caratteristico Maß (il litro di birra tradizionalmente servito all’Oktoberfest), che andrà da 14,80 a 15,90 euro con un rincaro di oltre il 2% rispetto al 2025. Però, in linea con quanto successo nel corso degli ultimi anni, che hanno visto una costante crescita del prezzo della birra, si prevedono sempre consumi elevati, in totale oltre 6 milioni di litri, a dimostrazione della resilienza della domanda rispetto ai prezzi: l’aumento del costo del Maß non incide in modo significativo sui volumi, segnale chiaro della natura ormai esperienziale e non più solo popolare dell’evento.
Quindi, l’Oktoberfest si presenta sempre come un importante appuntamento anche e soprattutto per gli addetti ai lavori, che qui possono entrare in contatto con un evento unico per dimensioni e tradizione, ma anche con un pubblico internazionale di portata eccezionale. Ce lo conferma Michele Camastra, grande esperto del settore, che ci racconta come ha vissuto da professionista, oltre 40 anni fa, l’Oktoberfest, da lui definito ‘laboratorio a cielo aperto’.
UNA MACCHINA CHE NON SI FERMA MAI
Dietro l’Oktoberfest c’è una macchina organizzativa imponente, che comincia a muoversi molti mesi prima dell’apertura. Per l’edizione 2026, l’allestimento è iniziato già a fine giugno con la costruzione dei grandi tendoni della birra e delle strutture di ristorazione. A partire da agosto hanno preso posto anche le grandi attrazioni, dalle montagne russe alle ruote panoramiche, fino alle giostre e agli spettacoli. Un’organizzazione che deve essere perfettamente sincronizzata per trasformare in poche settimane la Theresienwiese in una vera e propria città temporanea. E anche il pubblico può seguire questa trasformazione: una webcam ufficiale offre infatti una vista a 360 gradi sull’area dei festeggiamenti, consentendo di osservare in diretta le diverse fasi dell’allestimento.


TENDENZE
Nel 2025:
• la birra servita è scesa a circa 6,5 milioni di litri;
• le vendite di cibo sono
aumentate del 5-6%;
• la domanda di birra analcolica
è cresciuta tra il 6 e il 10%.
È un segnale di come anche l’Oktoberfest stia seguendo i cambiamenti nei consumi.

«Correva l’anno 1983 quando, insieme a Vittorio Civitelli, vissi per la prima volta l’esperienza dell’Oktoberfest. In qualità di distributori, eravamo stati invitati da un birrificio bavarese, nostro fornitore, che volle farci conoscere da vicino quella che era considerata una delle più grandi manifestazioni birrarie del mondo. Con noi portammo alcuni publican, perché volevamo che non fosse soltanto una visita, ma un’occasione per vivere direttamente un modello di ospitalità, organizzazione e cultura della birra che in Italia, in quel periodo, ancora non aveva eguali.
Ricordo ancora quel sabato in cui, in tarda mattinata, ci dirigemmo verso la Theresienwiese, conosciuta dai bavaresi semplicemente come “Wiesn”, il grande prato dove ogni anno prende vita l’Oktoberfest. Il nostro obiettivo non era semplicemente partecipare alla festa, ma capire come venivano gestiti i flussi dei visitatori, come il personale organizzava il servizio e come ogni dettaglio contribuiva a creare quell’atmosfera unica. Oltre il piacere di degustare le diverse birre, per noi l’Oktoberfest rappresentava un laboratorio a cielo aperto per capire come quell’esperienza potesse essere adattata e trasferita nei nostri pub italiani. Ricorrendo alla macchina fotografica documentavamo il più possibile, una soluzione interessante o un dettaglio da riportare nei nostri locali.
All’Oktoberfest abbiamo incontrato publican provenienti da tutto il mondo, birrai, distributori e professionisti dell’hospitality. Era un luogo dove la cultura della birra diventava relazione, confronto e crescita professionale.
Uno degli aspetti che volli far notare ai nostri publican fu il ruolo fondamentale del cibo. La birra non viveva isolata, ma era valorizzata dagli abbinamenti gastronomici: wurstel, stinco, formaggi, pollo arrosto e pretzel contribuivano a costruire un’esperienza completa. Era un concetto che avevo già avuto modo di conoscere nei miei viaggi in Irlanda, Inghilterra e Belgio, ma che all’Oktoberfest trovava una delle sue massime espressioni».
Prenotazione e organizzazione
«Ricordo anche alcuni colleghi italiani che erano arrivati senza aver pianificato le prenotazioni nei padiglioni. L’Oktoberfest insegnava già allora una grande lezione: un evento di successo richiede organizzazione e programmazione. Fortunatamente, grazie allo spirito italiano e alla capacità di creare relazioni, riuscimmo comunque a trovare loro una sistemazione.
Da quella esperienza nacquero alcune regole che ancora oggi considero fondamentali per chi visita l’Oktoberfest: oltre alla prenotazione, rispetto per le tradizioni locali e il lavoro del personale e moderazione nei consumi per osservare e imparare. Anche aspetti apparentemente semplici fanno parte dell’esperienza.
Moderazione
«Si partecipa alla convivialità nel rispetto degli altri ospiti e il brindisi “Prost!”, guardandosi negli occhi, rappresenta perfettamente lo spirito bavarese: stare insieme, condividere un momento e sentirsi parte di una comunità. Allo stesso tempo bisogna conoscere i propri limiti. Non bisogna salire sui tavoli, portare via i boccali Maß, disturbare il personale o dimenticare che dietro quella grande festa esiste una macchina organizzativa complessa fatta di migliaia di persone che lavorano duramente. E soprattutto bisogna divertirsi in sicurezza: meglio utilizzare taxi o mezzi pubblici per il rientro e ricordare che le giostre sono un piacere da vivere prima della birra, non dopo averne consumato diversi litri.
L’obiettivo della nostra visita era chiaro: comprendere come trasferire in Italia un modello di successo nel settore birrario. Non era una semplice visita festaiola, ma una vera esperienza formativa e professionale che ogni publican dovrebbe vivere almeno una volta. La partecipazione all’Oktoberfest ci ha permesso infatti di acquisire nuove idee per l’accoglienza, migliorare l’intrattenimento nei locali, creare relazioni professionali internazionali, scoprire nuove birre e nuove culture e valorizzare la birra come patrimonio identitario.
Negli anni successivi, molti dei nostri locali iniziarono a organizzare feste in stile bavarese durante il periodo dell’Oktoberfest, a proporre serate bavaresi con personale in abbigliamento tradizionale, musica dal vivo, giochi, attività di gruppo, degustazioni e abbinamenti tra birre e specialità gastronomiche. Non semplici imitazioni, ma eventi costruiti sui principi che avevamo imparato a Monaco: coinvolgimento, convivialità, qualità del servizio e capacità di creare emozioni.
Abbiamo visto come nei padiglioni si potessero gestire migliaia di persone mantenendo velocità ed efficienza. Abbiamo studiato la disposizione dei tavoli, i movimenti del personale, le modalità di ordinazione e la gestione dei momenti di maggiore affluenza. Abbiamo capito che la vera forza dell’Oktoberfest è la cultura della convivialità: tavolate condivise, brindisi collettivi, musica e incontri tra persone diverse creano un senso di comunità che può essere trasferito anche nei pub italiani».
Monaco tour
«Per completare il percorso, non poteva mancare la scoperta di Monaco e delle sue birrerie storiche, luoghi che rappresentano alcuni dei marchi più importanti della tradizione bavarese.
Visitammo la Hofbräuhaus München, probabilmente la birreria più famosa al mondo, con oltre quattro secoli di storia, le sue grandi sale, la musica tradizionale e le tavolate condivise. Un esempio straordinario di ospitalità capace di gestire grandi flussi di clienti mantenendo un’atmosfera coinvolgente.
Poi l’Augustiner-Keller, amata dai monacensi e caratterizzata da una forte identità locale, con il suo grande biergarten e il legame profondo con la tradizione Augustiner, e l’Augustiner Bräustuben, meno turistica e molto interessante per chi lavora nel settore, un luogo autentico, frequentato dai residenti, dove si percepisce il vero rapporto tra birra, territorio e comunità.
Non poteva mancare la Löwenbräukeller, esempio di come una struttura tradizionale possa ospitare grandi eventi, incontri aziendali e pubblico internazionale grazie alla versatilità degli spazi.
Abbiamo visitato anche la Paulaner am Nockherberg, dove abbiamo potuto osservare l’importanza degli abbinamenti tra cucina e birra.
Infine, Der Pschorr, esempio di interpretazione moderna della cucina bavarese, con grande attenzione alla qualità delle materie prime e allo storytelling del prodotto.
Ad ogni publican chiedemmo di scrivere le proprie impressioni, non soltanto come aveva vissuto l’esperienza, ma soprattutto come avrebbe potuto utilizzarla per migliorare il proprio locale. La lezione più importante emersa dai loro racconti fu che l’Oktoberfest non insegna soltanto come servire una birra, insegna come costruire un’esperienza.
Oggi, per un publican italiano, visitare l’Oktoberfest significa studiare uno dei più grandi esempi mondiali di hospitality e intrattenimento. Non bisogna copiare il modello bavarese, ma adattarne i valori (accoglienza, condivisione, organizzazione e valorizzazione della cultura della birra) al nostro Paese. Una festa bavarese in un pub non deve essere soltanto un evento stagionale. Può diventare un momento capace di fidelizzare i clienti, distinguere il locale dalla concorrenza e creare ricordi destinati a durare. È questo il vero insegnamento dell’Oktoberfest: trasformare una tradizione secolare in nuove opportunità per i pub italiani».
I CONSIGLI DI CAMASTRA
• rispettare le tradizioni locali e il lavoro del personale;
• non trasformare la festa in un eccesso
di consumo;
• mantenere lucidità per osservare e imparare;
• ricordare che la birra è soprattutto cultura,
relazione e condivisione;
• nei padiglioni non si occupano tavoli senza consumare: ogni posto è prezioso;
• si ordina direttamente ai camerieri che gestiscono precise aree
della tenda;
• prima le giostre, poi la birra. Non il contrario.












