23 anni di storia

Brasserie Au Vieux Strasbourg, birreria milanese, ha ricevuto  l’Accademia della Birra Storica. Un riconoscimento all’impegno nel servizio della birra e a un contesto generale di alta qualità del locale 

di Federico Maria Liperini

Era l’anno 2003 quando un ex giovane pugliese (all’epoca 33 anni – ndr) di gran volontà e belle speranze, decise di rilevare una caffetteria nel quartiere Città Studi di Milano, in via Gaetano Strambio 29, per la precisione.

La sua spinta era data prevalentemente da un grande amore per il caffè, che a onor del vero, continua a coltivare, ma nemmeno lui pensava allora cosa sarebbe riuscito a creare in futuro. Fu l’incontro con una persona importante, tra il magico e il fortuito, che lo convinse a valutare anche una strada diversa da quella del caffè per sviluppare il business del locale, una strada dal gusto sempre amaro come sensazione caratterizzante, ma decisamente più colorata e variegata, la birra. Si convinse così a partecipare a un corso di formazione sulla birra, convinto dai referenti della multinazionale che lo avevano approcciato. Con quel corso, l’incontro che lo folgorò ‘sulla via di Gambrinus’ fu senza dubbio quello con Franco Re all’Università della Birra di Azzate. E la caffetteria divenne da subito la Brasserie Au Vieux Strasbourg, che oggi sviluppa ben 750 hl di birra alla spina con undici vie di spina. Stiamo parlando di Antonio Di Lello, classe 1970, che dal 2003 gestisce, anzi conduce come un condottiero con la medesima passione ed energia, il locale dall’impronta franco-belga. Quella di Antonio e della sua Brasserie Au Vieux Strasbourg è una storia che nasce e tuttora continua, insieme alle birre del gruppo Heineken, fornite dal distributore Partesa, un matrimonio di lunga data che è stato in grado di superare i cambiamenti e le evoluzioni di un mercato, tanto da diventare oggi una delle birrerie storiche di Milano, assoluto riferimento per gli amanti del luppolo. La Brasserie Au Vieux Strasbourg oggi ha undici vie di spina tutte con flusso libero, dotate di linea birra con il tubo del 9, il che significa spillare a una velocità doppia rispetto alla media degli impianti italiani. È uno standard importato dalla cultura belga, che è la stessa alla quale rimanda l’olandese Heineken che fa mostra di sé al centro del banco spina. Heineken viene portata direttamente dallo stabilimento di Comun Nuovo nel locale, che dispone dello specifico impianto Cellar Beer in tank da 500 lt, con spillatura senza CO2. Le restanti vie di spina sono Erdinger, Guinness, Blanche de Bruxelles, Lagunitas IPA, Beavertown Lupoloid, Affligem Blonde, Ichnusa Ambra Limpida, Lupulus, Brand e Fischer.

Antonio, 23 anni di storia del locale, ti sei meritato l’Accademia della Birra Storica, complimenti!

Che dire, grazie! Dopo tutti questi anni, veder riconosciuto l’impegno e la passione che ho messo, mi riempie di orgoglio. E devo anche dire grazie a tutte le persone che da allora hanno lavorato con me e quelli che tuttora sono qui con me a sudare, ridere, emozionarsi e soprattutto a far stare bene i nostri clienti. Si vince tutti insieme, da solo sarebbe stato impossibile. Il cliente che torna è la migliore motivazione per chi fa il nostro lavoro.

Ma non sono state tutte rose e fiori suppongo.

Magari! I primi anni sono stati durissimi, non ti nascondo che vivevo quasi qui, dall’apertura alla chiusura, pulizie comprese. Ho dato l’anima e continuo a darla, ma adesso grazie anche a un super staff, posso permettermi un po’ di vacanze.

Hai dei consigli da dare a chi volesse intraprendere questa strada?

È sempre difficile dare consigli, soprattutto in un lavoro che richiede molto della personalità di chi gestisce. Uno però vale sempre, sacrificio, formazione, curiosità, passione e idee, tante idee, ma, oggi più di ieri, tenete d’occhio il conto economico con un’attenta gestione.

Progetti futuri?

Tanti, perché di strada da fare ce n’è ancora tanta.