Il fenomeno della birra di contrabbando da Germania e Austria è una realtà che ogni anno sottrae alla contabilità fiscale migliaia di ettolitri
di Tullio Zangrando
Come pubblicato su focus.de e segnalatomi dal mio amico mastro birraio bavarese Alfred Greiner, a Vipiteno alla Polizia Italiana è riuscito un colpo contro ipotetici contrabbandieri italiani, i quali cercavano di importare in Italia 62 fusti di birra tedesca senza pagare l’accisa. Complessivamente, sono stati scoperti dalla Guardia di Finanza in tre autotreni 2500 litri di birra, senza documenti di accompagnamento necessari per la tracciabilità o dei documenti fiscali, destinati chiaramente a diversi esercizi pubblici in tutta Italia. Il contrabbando di alcolici dalla Germania all’Italia può comportare sanzioni penali in entrambi i Paesi. Sebbene non vengano applicati dazi doganali all’interno dell’UE, esistono tuttavia restrizioni quantitative per il consumo privato. Il superamento di tali limiti può essere interpretato come commercio, con conseguente richiesta di ulteriori imposte e sanzioni. Anche in Italia vigono norme simili. L’importazione di grandi quantità di alcolici senza i documenti richiesti e senza lo sdoganamento può essere classificata come evasione fiscale. Ricordo vagamente che già in passato avevo sentito parlare di birra importata in Italia senza pagare l’accisa. Così ho chiesto alcuni dati alle Associazioni degli Industriali della Birra italiana, tedesca ed austriaca, AssoBirra, Brauer Bund e Brauereiverband, che ringrazio ancora per la collaborazione.
Da questi dati (arrotondati), come si può vedere chiaramente nella tabella, c’è una netta differenza tra gli ettolitri importati di chiarati da AssoBirra e quelli dichiarati dall’associazione tedesca e da quella austriaca. In realtà nel caso in esame non si tratterebbe tanto di falsificazione dolosa quanto, se le cifre non venissero smentite, si potrebbe trattare di errori di calcolo da parte degli uffici statali competenti o, nel peggiore dei casi, di vero e proprio contrabbando con evasione non solo dell’accisa, ma anche dell’IVA nei successivi passaggi (essendo impensabile che una birra arrivata “in nero” possa poi essere regolarmente fatturata). Unica consolazione per un birraio è pensare che, a fronte dei circa 100 miliardi di evasione fiscale in Italia, l’apporto della birra eventualmente importata senza pagamento dell’accisa è microscopico.









